Obbligazioni

Il committente di un’opera professionale non va individuato necessariamente nel beneficiario della prestazione

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Cassazione civile, sez. II, 3 gennaio 2017, n. 8


Note giurisprudenziali (ISSN 2531-7229) – anno II – n. 9

Sia in primo grado sia in appello veniva respinta la domanda di un soggetto che esponeva di avere predisposto, nell’interesse della società convenuta, un project financing per la realizzazione di alcuni immobili. Secondo l’attore l’incarico era stato “pacificamente” conferito dalla società controllante la quale aveva coinvolto la società convenuta (controllata dalla prima).

L’appellante lamentava di non avere ricevuto alcun compenso e pertanto chiedeva la condanna della società controllata al pagamento di una somma di denaro, di contro la società convenuta sosteneva di non avere mai intrattenuto alcun rapporto con l’attore.

La Corte d’Appello di Firenze argomentava affermando che la mera produzione di una quantità rilevante di documenti – nella fattispecie ben 68 – non costituiva prova del conferimento dell’incarico, emergendo la inidoneità sia dal contenuto, sia dalla provenienza degli stessi.

Avverso la sentenza della Corte territoriale l’attore proponeva ricorso per cassazione fondando le proprie argomentazioni su tre motivi.

Il primo motivo si basava sulla violazione degli artt. 1326 e 2229 cod. civ., in quanto la Corte d’Appello avrebbe implicitamente ritenuto che l’accordo contrattuale e l’origine di un rapporto d’opera professionale non possano nascere da un comportamento concludente delle parti; con il secondo motivo contestava la violazione degli artt. 230 e 244 cod. proc. civ., anche per vizio di motivazione, in quanto la Corte di merito non avrebbe ammesso le prove orali articolate, nonostante i capitoli di interrogatorio formale fossero destinati a confermare il complesso di documenti prodotti e comprovanti la costituzione del rapporto d’opera professionale; con il terzo motivo, infine, sosteneva la violazione dell’art. 165 cod. proc. civ. anche come vizio di motivazione, quanto alla valutazione della documentazione da lui prodotta fin dal primo grado.

La Corte di Cassazione, con la pronuncia in commento, ha confermato l’indirizzo giurisprudenziale già espresso in precedenti decisioni (cfr. Cass. 29 settembre 2004 n. 19596; Cass. 10 febbraio 2006 n. 3016. Da ultimo si vedano: Cass. 27 gennaio 2010 n. 1741; Cass. 11 giugno 2014 n. 13206).

Secondo la Corte di legittimità “[…] il committente di un’opera professionale, in quanto tale obbligato al pagamento del relativo compenso, non deve necessariamente essere individuato nel beneficiario della prestazione, ben potendo l’incarico provenire da un estraneo o da alcuni soltanto di più soggetti interessati.

La prova dell’avvenuto conferimento dell’incarico, quando il diritto al compenso sia dalla convenuta contestato sotto il profilo della mancata instaurazione di un rapporto, grava totalmente sull’attore, così come compete esclusivamente al giudice del merito valutare se questa prova possa o meno ritenersi fornita, sottraendosi il risultato del relativo accertamento, se adeguatamente e coerentemente motivato, al sindacato di legittimità.

Antonio Marchetta

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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Informazioni sull'autore

Antonio Marchetta

Avvocato, laureato in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo discutendo una tesi sull'imposizione tributaria e il federalismo fiscale. Ha conseguito, nella stessa università, la laurea in scienze della pubblica amministrazione con una tesi sul ruolo del revisore dei conti nell'ente locale. Specializzato nella consulenza legale sia per le aziende, sia per i privati. Giornalista pubblicista.
antonio.marchetta@notegiurisprudenziali.it

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