Lavoro

La reintegra nel posto di lavoro per licenziamento nullo non fa venire meno l’obbligo contributivo per il datore di lavoro

Stampa

Cassazione civile, sez. lav., 27 febbraio 2017, n. 4899


Note giurisprudenziali – anno II – n. 11

In riforma della sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Milano dichiarava dovuti i contributi richiesti dall’INPS per tre lavoratori licenziati e poi riassunti a seguito di decreto ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori, per condotta antisindacale della società datrice.

Secondo la Corte territoriale, infatti, il rapporto di lavoro non poteva essere considerato interrotto, per cui nasceva in capo all’azienda l’obbligo di versare i relativi contributi per il periodo in cui i lavoratori erano stati estromessi dal proprio posto di lavoro.

La società datrice ricorreva in Cassazione e si affidava ad un solo motivo di censura, mentre l’Istituto di previdenza sociale resisteva con controricorso.

Secondo la società ricorrente era stata applicata falsamente la normativa di regolamentazione di settore, in quanto la Corte territoriale aveva ritenuto, conseguentemente al decreto ex art. 28 Stat. Lav., il comportamento antisindacale che si era estrinsecato con il licenziamento dei tre lavoratori e la successiva reintegra nel posto di lavoro, dovendosi considerare dovuti i contributi sulle retribuzioni di fatto non percepite.

Secondo costante orientamento della Corte di legittimità, il licenziamento fondato su motivi sindacali che sia viziato da nullità ai sensi dell’art. 4 della legge n. 604 del 1966, la declaratoria di antisindcabilità del comportamento aziendale che vi ha dato causa, anche ottenuta attraverso l’intervento del sindacato che fa ricorso all’art. 28 Stat. Lav., reca con sé la declaratoria di validità ed efficacia del rapporto di lavoro, con la conseguente applicabilità dei principi sulla mora credendi [1]. La pronuncia di reintegra del posto di lavoro, dunque, non è conseguente alle ipotesi previste dall’art. 18 della legge n. 300 del 1970 s.m.i. – dipendente dall’azione individuale del singolo lavoratore – le quali sono ontologicamente separate da quelle promosse dal sindacato [2], ma al principio generale secondo cui gli atti nulli sono insuscettibili di produrre effetti giuridici [3].

Il rapporto assicurativo, e il relativo obbligo contributivo connesso, sono autonomi e separati, dunque l’obbligo di contribuzione del datore di lavoro persiste a prescindere dal fatto che gli obblighi retributivi nei confronti del lavoratore siano stati in tutto o in parte soddisfatti. Tale posizione è fondata dalla Corte di Cassazione sull’art. 12 della legge n. 153 del 1969, in quanto la retribuzione imponibile è indicata come “tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro”, la quale va interpretata come tutto ciò che il lavoratore ha diritto di ricevere [4]. L’Ente di previdenza ha il pieno diritto alla riscossione dei contributi a seguito di licenziamento nullo, in quanto tale situazione è accostabile ad una sospensione unilaterale da parte del datore di lavoro in mancanza dei presupposti normativi.

La retribuzione è da considerare dovuta quando il rapporto di lavoro sia in atto de iure, escludendo le ipotesi in cui la prestazione lavorativa non viene resa per causa imputabile al lavoratore, oppure perché l’interruzione della prestazione è concordata fra le parti [5].

 

  • [1] Cfr. Cass. n. 4374 del 1984, poi recepita in Cass., SS.UU. n. 1916 del 1992.
  • [2] Si veda: Cass. n. 9950 del 2015.
  • [3] si veda Cass. n. 9950 del 2005, la quale richiama Cass., SS.UU. n. 1916 del 1992.
  • [4] Cfr. Cass. n. 3630 del 1999.
  • [5] Cass. SS.UU. n. 15143 del 2007.

Antonio Marchetta


Share on:

Informazioni sull'autore

Antonio Marchetta

Avvocato, laureato in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo discutendo una tesi sull'imposizione tributaria e il federalismo fiscale. Ha conseguito, nella stessa università, la laurea in scienze della pubblica amministrazione con una tesi sul ruolo del revisore dei conti nell'ente locale. Specializzato nella consulenza legale sia per le aziende, sia per i privati. Giornalista pubblicista.
antonio.marchetta@notegiurisprudenziali.it

Lascia un commento

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.