Lavoro

Anche l’infortunio non tipicamente riconducibile all’attività svolta è considerato ai fini del premio applicabile dall’Inail

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Cassazione civile, sez. lav., 3 aprile 2017, n. 8597


Note giurisprudenziali (ISSN 2531-7229) – anno II – n. 12

Un dipendente di una società di manutenzione veniva colpito da shock anafilattico durante il proprio turno di lavoro conseguentemente alla puntura di un insetto sino a provocarne il decesso. Successivamente a tale infortunio, l’Inail comunicava alla società datrice di lavoro l’aumento del tasso di premio applicabile. La società agiva in giudizio al fine di ottenere il ricalcolo del premio applicato dall’ente assicurativo senza che si tenesse in considerazione l’infortunio del lavoratore. Il Tribunale di Vercelli accoglieva la domanda attorea.

La Corte di Appello di Torino, in riforma della sentenza di primo grado, accoglieva l’impugnazione dell’istituto assicuratore e rigettava la domanda della società. Secondo la Corte territoriale, infatti, l’evento mortale non escludeva l’occasione di lavoro, anche se si trattava di un fatto non ricollegabile alla responsabilità dell’imprenditore, in quanto frutto del caso fortuito connesso alle modalità di svolgimento dell’attività di lavoro. Secondo i giudici di appello, dunque, l’Inail aveva agito legittimamente con il proprio provvedimento di aumento del premio assicurativo.

La società proponeva ricorso per cassazione affidandosi ad un solo motivo: violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del D.P.R. n. 1124 del 1965 e insufficiente e contraddittoria motivazione. Secondo parte ricorrente, infatti, l’occasione di lavoro è presente solamente quando l’attività esponga il lavoratore ad un rischio ulteriore rispetto a quello a cui sono sottoposti i soggetti in genere, anche se il concetto non può essere spinto al punto che tale rischio debba essere tipico della specifica attività, e non essendo sufficiente che l’infortunio si svolga durante le ore di lavoro. Sempre secondo la società il difetto di motivazione risiede nel fatto che la Corte territoriale, dopo avere escluso la responsabilità della società e ricondotto l’infortunio nell’ambito del caso fortuito, ha ritenuto comunque rilevante la condizione di tempo e di luogo della sua verificazione e non ha tenuto conto del fatto che quel tipo di incidente è possibile accada a chiunque a prescindere dal luogo.

Secondo la Corte di legittimità, per la normativa dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro non sono oggetto della speciale tutela solamente gli infortuni che siano direttamente causati dalla lavorazione cui sono addetti i lavoratori, ma tutti gli infortuni comunque verificatisi “in occasione di lavoro” e, dunque, non solo quelli che possono essere ricondotti al rischio “tipico” della specifica attività lavorativa, ma anche quelli derivanti da caso fortuito ed, in alcune ipotesi, quelli che discendono da cause estranee al lavoro svolto. [1]

Per la giurisprudenza della Corte di Cassazione, quindi, nel calcolo del premio devono essere considerati tutti gli oneri a carico dell’Istituto assicurativo, compresi quelli indiretti. [2]

[1] Cfr. Corte Cost. n. 100 del 2 marzo 1991 e n. 429 del 3 ottobre 1990.

[2] Cass. civ. n. 2155 del 1992; n. 11145 del 1992; n. 12659 del 1992; n. 550 del 1993; n. 2023 del 1995; n. 4036 del 1995.

Antonio Marchetta

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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Informazioni sull'autore

Antonio Marchetta

Avvocato, laureato in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo discutendo una tesi sull'imposizione tributaria e il federalismo fiscale. Ha conseguito, nella stessa università, la laurea in scienze della pubblica amministrazione con una tesi sul ruolo del revisore dei conti nell'ente locale. Specializzato nella consulenza legale sia per le aziende, sia per i privati. Giornalista pubblicista.
antonio.marchetta@notegiurisprudenziali.it

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