Lavoro

Rimessa alle Sezioni Unite la questione sul calcolo dei contributi per i dipendenti che prestano attività fuori dalla sede dell’impresa

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Cassazione civile, sez. lav., 18 aprile 2017, n. 9731


Note giurisprudenziali (ISSN 2531-7229) – anno II – n. 13

La Corte di Appello di Torino, in parziale riforma della sentenza di primo grado, condannava il titolare di una ditta individuale al pagamento all’Inps dei contributi dovuti sulle somme che aveva erogato ai propri dipendenti a titolo di indennità di trasferta, ciò nel rispetto dell’art. 51, sesto comma, del D.P.R. n. 917 del 1986.

Secondo la Corte territoriale, la ditta era tenuta al pagamento dei contributi all’Istituto previdenziale in quanto esercente attività di impiantistica in cantieri itineranti. Su tali indennità il datore di lavoro era tenuto al pagamento dei contributi nella misura dovuta per le indennità corrisposte ai lavoratori in caso di trasferta (c.d. trasfertisti).

Il titolare della ditta individuale ricorreva per Cassazione avverso la decisione della Corte di Appello di Torino per violazione e falsa applicazione dell’art. 51 D.P.R. n. 917 del 1986 e violazione dell’art. 26 ccnl delle aziende metal meccaniche.

Per quello che riguarda il profilo rilevante per la nota, la Corte di Cassazione ha precisato che già in altre occasioni ha avuto modo di pronunciarsi sull’art. 51 Tuir, stabilendo che la disposizione non richiede per la sua applicazione che le indennità e le maggiorazioni in essa previste siano corrisposte in modo fisso e continuativo ed anche a prescindere dall’effettuazione della trasferta e dalla tipologia, in quanto rileva solamente il fatto che si tratti di erogazione corrisposta nel rispetto dell’obbligazione contrattuale assunta dal lavoratore in luoghi diversi e comunque all’esterno di una sede lavorativa prestabilita, rimanendo privo di rilievo la modalità di corresponsione dell’indennità [1].

L’intervento legislativo (art. 7 quinquies D.L. n. 193 del 2016, convertito in con la L. n. 225 del 2016) ha dettato norme di “interpretazione autentica in materia di determinazione del reddito di lavoratori in trasferta o trasfertisti” disponendo che l’art. 51, sesto comma, Tuir debba intendersi nel senso che i lavoratori rientranti nella disciplina in essa contenuta sono quelli per cui sussistono contemporaneamente tre condizioni:

  • non vi sia nel contratto, o nella lettera di assunzione, l’indicazione della sede di lavoro;
  • lo svolgimento di un’attività lavorativa che richieda la continua mobilità del lavoratore;
  • l’erogazione al dipendente di un’indennità o maggiorazione retributiva in misura fissa, non avendo rilievo il fatto se effettivamente il lavoratore si sia recato concretamente in trasferta.

Tale contemporanea presenza dei requisiti, ha disatteso l’orientamento della Corte di legittimità secondo cui l’art 51 Tuir non richiederebbe, per la sua applicazione, che le indennità e le maggiorazioni in essa previste siano corrisposte in modo fisso e continuativo e anche indipendentemente dalla effettuazione della trasferta e dal tipo di essa [2].

La Corte di Cassazione – prendendo atto che la questione dei contributi da versare per le indennità corrisposte dal datore di lavoro ai propri dipendenti che prestano la propria attività fuori dalla sede dell’impresa ha fatto scaturire rilevanti contenziosi che hanno visto plurime e contrastanti interventi sia legislativi, sia giurisprudenziali – ha rimesso la questione al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

[1] Cfr. Cass. civ., n. 396 del 2012; n. 3824 del 2012; n. 22796 del 2013.

[2] Si veda Cass. civ., n. 396 del 2012.

Antonio Marchetta

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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Informazioni sull'autore

Antonio Marchetta

Avvocato, laureato in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo discutendo una tesi sull'imposizione tributaria e il federalismo fiscale. Ha conseguito, nella stessa università, la laurea in scienze della pubblica amministrazione con una tesi sul ruolo del revisore dei conti nell'ente locale. Specializzato nella consulenza legale sia per le aziende, sia per i privati. Giornalista pubblicista.
antonio.marchetta@notegiurisprudenziali.it

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