Lavoro

Lavoro da tempo parziale a tempo pieno: fra giurisdizione ordinaria e amministrativa

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Cassazione civile, SS.UU., 20 novembre 2017, n. 27439


Note giurisprudenziali (ISSN 2531-7229) – anno II – n. 20

La dipendente di un ente locale con contratto part-time orizzontale proponeva ricorso al fine di ottenere il riconoscimento del proprio diritto di precedenza (legge n. 244 del 2007, ex art. 3, co. 101, ora abrogato dalla legge n. 190 del 2014) nel quadro delle assunzioni che il Comune, in sede di approvazione del piano dei fabbisogni di personale, aveva deciso di effettuare attraverso una procedura di stabilizzazione dei dipendenti in servizio con contratto a tempo determinato.

Il Tribunale di Rovigo accoglieva la domanda proposta dalla dipendente e per l’effetto condannava l’ente locale.

Avverso la decisione di primo grado proponeva appello il Comune, riaffermando sia la deduzione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario, sia le censure nel merito respinte in primo grado. La Corte d’appello di Venezia respingeva l’appello e confermava la decisione di primo grado.

Secondo la Corte territoriale la controversia è stata correttamente devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, in quanto  la questione era compresa fra quelle previste dall’art. 63 co. 1 del D.lgs. n. 165 del 2001, e non tra quelle di cui al co. 4, non emergendo profili di interesse legittimo nell’ambito di procedure concorsuali, ma diritti soggettivi asseritamente violati dalla Pubblica amministrazione [1]. Ciò, sempre secondo la Corte d’appello, in quanto la domanda azionata dalla lavoratrice, contestava l’erronea applicazione di una legge, a nulla rilevando che il vizio fatto valere fosse pertinente ad atti di organizzazione dell’ufficio [2].

Il Comune di Rovigo proponeva ricorso per Cassazione ribadendo la censura del difetto di giurisdizione del giudice ordinario, mentre la dipendente resisteva con controricorso.

La Corte di cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 27439 del 20 novembre 2017, pone l’accento su determinati aspetti di grande rilievo sulla questione.

I – Il diritto di precedenza. Il diritto di precedenza alla trasformazione del rapporto da tempo parziale a tempo pieno può essere preteso solamente se la Pubblica amministrazione ha intrapreso una procedura per l’assunzione di lavoratori a tempo pieno e nel caso la trasformazione segua lo schema e i limiti previsti dalla legislazione vigente relativa alla materia delle assunzioni. Il diritto di precedenza si esplica attraverso l’impiego nelle medesime mansioni o mansioni equivalenti, ai sensi di quanto disposto dall’art. 57 co. 1 D.lgs. n. 81 del 2015, il quale stabilisce che “il lavoratore che abbia trasformato il rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni o di quelle equivalenti a quelle oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale“. Le Sezioni Unite precisano che se i soggetti interessati ad esercitare il diritto di precedenza alla trasformazione del rapporto di lavoro non sono stati assunti a tempo parziale successivamente al superamento della prova selettiva, il riconoscimento del diritto alla trasformazione con precedenza dovrà essere condizionato ulteriormente al superamento di una procedura comparativa.

II – La giurisdizione. Per quanto riguarda, invece, la questione relativa alla giurisdizione, la Corte di legittimità ritiene che non possano esservi dubbi sulla devoluzione al giudice ordinario, atteso che una tale violazione riguarda la fase esecutiva del rapporto di lavoro, nella quale vengono in rilievo situazioni giuridiche aventi consistenza di diritto soggettivo, rientranti nella giurisdizione del giudice ordinario. La Cassazione aderendo ed applicando il consolidato indirizzo delle Sezioni Unite – secondo cui, ai sensi dell’art. 63 D.lgs. 31 marzo 2001, n. 165 sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie relative ai rapporti di lavoro contrattualizzati alle dipendenze delle Pubbliche Amministrazioni, ancorché vengano in questione atti amministrativi presupposti, costituendo la sopravvivenza della giurisdizione del giudice amministrativo in materia un’ipotesi eccezionale – limita alle sole controversie relative a “procedure concorsuali” per l’assunzione dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni (art. 63, co. 4, D.lgs. 31 marzo 2001, n. 165), rimanendo, anche in questo ambito, esplicitamente attribuite alla giurisdizione ordinaria le controversie inerenti al “diritto all’assunzione”, ai sensi dell’art. 63, co. 1 D.lgs. 31 marzo 2001, n. 165 [3].

[1] Il primo comma dell’art. 63 D.lgs n. 165/2001 prevede che “Sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4, incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonché quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorché vengano in questione atti amministrativi presupposti. Quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi. L’impugnazione davanti al giudice amministrativo dell’atto amministrativo rilevante nella controversia non e’ causa di sospensione del processo.” Mentre il quarto comma sancisce che “Restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonché, in sede di giurisdizione esclusiva, le controversie relative ai rapporti di lavoro di cui all’articolo 3, ivi comprese quelle attinenti ai diritti patrimoniali connessi.”

[2] Cfr. Cass. SS.UU. 15 settembre 2010, n. 19552.

[3] Cass. SS.UU., 7 luglio 2010, n. 16041; Cass. SS.UU., 15 settembre 2010, n. 19552; Cass. sez. lav.,  7 ottobre 2015, n. 20098.

Antonio Marchetta

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Informazioni sull'autore

Antonio Marchetta

Avvocato, laureato in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo discutendo una tesi sull'imposizione tributaria e il federalismo fiscale. Ha conseguito, nella stessa università, la laurea in scienze della pubblica amministrazione con una tesi sul ruolo del revisore dei conti nell'ente locale. Specializzato nella consulenza legale sia per le aziende, sia per i privati. Giornalista pubblicista.
antonio.marchetta@notegiurisprudenziali.it

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