Tutela dei diritti

La perenzione del giudizio non consente di ritenere insussistente il danno per mancato interesse delle parti

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Cassazione civile, sezione II, 4 gennaio 2018, n. 63


Note giurisprudenziali (ISSN 2531-7229) – anno III – n. 21

La Corte di Appello di Perugia rigettava la domanda tesa ad ottenere l’equo indennizzo per irragionevole durata del processo amministrativo e dichiarato perento.

Secondo la Corte territoriale umbra, i ricorrenti non avevano subito alcuno patema d’animo dalla vicenda, ciò sul presupposto che contestualmente alla presentazione delle istanze di fissazione udienza e di prelievo, gli appellanti non avevano svolto alcuna attività processuale. In tal modo, secondo la Corte di Appello, avrebbero dimostrato disinteresse alla conclusione del giudizio, tanto da provocarne la perenzione. I soccombenti ricorrevano in Cassazione per chiedere il riconoscimento dell’equo indennizzo affidandosi ad un solo motivo: violazione degli artt. 2 e seguenti legge n. 89 del 2001 e dell’art. 6, paragrafo I, Cedu.

La Cassazione sul punto è intervenuta in passato affermando che «la presenza di strumenti sollecitatori non sospende né differisce il dovere dello Stato di pronunciare sulla domanda, né implica il trasferimento sul ricorrente della responsabilità per il superamento del termine ragionevole per la definizione del giudizio, salva restando la valutazione del comportamento della parte al solo fine dell’apprezzamento dell’entità del lamentato pregiudizio» (così Cass. civ., Sez. Un., n. 28507 del 2005).

Secondo la pronuncia in commento la dichiarazione di perenzione del giudizio da parte del giudice amministrativo non consente di ritenere insussistente il danno per mancato interesse delle parti. Questo principio è applicabile anche nelle ipotesi in cui l’istanza di prelievo sia stata presentata una volta soltanto e in un periodo precedente rispetto alla conclusione del giudizio, ciò in quanto nessuna disposizione impone la reiterazione della istanza di prelievo ad intervalli più o meno regolari.

Antonio Marchetta

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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Informazioni sull'autore

Antonio Marchetta

Avvocato, laureato in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo discutendo una tesi sull'imposizione tributaria e il federalismo fiscale. Ha conseguito, nella stessa università, la laurea in scienze della pubblica amministrazione con una tesi sul ruolo del revisore dei conti nell'ente locale. Specializzato nella consulenza legale sia per le aziende, sia per i privati. Giornalista pubblicista.
antonio.marchetta@notegiurisprudenziali.it

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