Obbligazioni

Le contestazioni del convenuto sulla titolarità del rapporto controverso dedotte dall’attore hanno natura di mere difese proponibili in ogni fase del giudizio

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Cassazione civile, sez. VI, ord. 20 dicembre 2017, n. 30545


Note giurisprudenziali (ISSN 2531-7229) – anno III – n. 21

A seguito dei danni subiti per una caduta veniva citato in giudizio il condominio asseritamente proprietario del marciapiede in cui era avvenuto l’infortunio. Il Tribunale accoglieva la domanda attorea e condannava il condominio, rimasto contumace, al risarcimento del danno. Il soccombente impugnava il provvedimento, ma la Corte di Appello di Salerno rigettava il gravame. Secondo la Corte territoriale, infatti, il marciapiede, anche se non rientrava fra le parti comuni ai sensi dell’art. 1117 cod. civ., poteva assumere tale natura in relazione alla destinazione d’uso, in ogni caso, affermava la Corte, essendo rimasto contumace in primo grado, era decaduto dalla possibilità di eccepire il proprio difetto di legittimazione passiva sostanziale e, conseguentemente, l’assenza di ogni obbligo a suo carico di manutenzione del marciapiede. Il condominio ricorreva per cassazione affidandosi ad un solo motivo complesso, mentre il danneggiato resisteva con controricorso. Secondo il ricorrente, infatti, la contestazione della legittimazione passiva costituiva una mera difesa non soggetta a decadenza, eccepibile anche in grado di appello e rilevabile d’ufficio dal giudice.

La Corte di Cassazione, in adesione all’orientamento delle Sezioni Unite [1], afferma che la titolarità della posizione soggettiva – sia attiva, sia passiva – vantata in giudizio, è un elemento costitutivo della domanda e riguarda il merito della decisione, pertanto la connessa allegazione e prova incombe sull’attore salvo il riconoscimento, oppure lo svolgimento di difese non compatibili con la negazione, da parte del convenuto. Le contrarie deduzioni hanno natura di mere difese proponibili in ogni fase del giudizio, l’eventuale contumacia non può rendere non contestati i fatti allegati dalla controparte o alterare l’onere della prova, ferme le eventuali preclusioni maturate per l’allegazione e la prova di fatti impeditivi, modificativi od estintivi della titolarità del diritto non rilevabili dagli atti.

La Corte di legittimità afferma che l’obbligazione risarcitoria del Condominio, sia ai sensi dell’art. 2043 cod. civ., sia dell’art. 2051 cod. civ., può essere in astratto prospettabile in quanto risulti che lo stesso sia titolare di un diritto di proprietà sul marciapiede, in caso contrario la richiesta risarcitoria va indirizzata al Comune territorialmente competente [2]. Secondo i giudici di legittimità, la Corte territoriale non avrebbe dovuto affermare la tardività della contestazione in conseguenza della contumacia del Condominio in primo grado, in quanto non si tratta di un’eccezione in senso stretto.

[1] Cass. Civ., Ss.UU. n. 2951 del 16 febbraio 2016.

[2] Cfr. sentenza 3 agosto 2005, n. 16226.

Antonio Marchetta

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Informazioni sull'autore

Antonio Marchetta

Avvocato, laureato in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo discutendo una tesi sull'imposizione tributaria e il federalismo fiscale. Ha conseguito, nella stessa università, la laurea in scienze della pubblica amministrazione con una tesi sul ruolo del revisore dei conti nell'ente locale. Specializzato nella consulenza legale sia per le aziende, sia per i privati. Giornalista pubblicista.
antonio.marchetta@notegiurisprudenziali.it

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